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Dal cuore spirituale della Lettonia, un pellegrinaggio per i 100 anni di indipendenza

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L'immagine velata di Nostra Signora di Aglona, nel Santuario di Aglona

“Il cuore spirituale della Lettonia”. Così l’arcivescovo Zbignevs Stankevics di Riga definisce il Santuario di Aglona, una costruzione stile tardo barocco del XVII secolo che da sempre attira tutti, cattolici e protestanti, ortodossi e non credenti, in quello che è un vero e proprio pellegrinaggio ecumenico nella festa dell'Assunta. E da lì, il 6 maggio, è partito un pellegrinaggio di 100 giorni a marcare i 100 anni di indipendenza del Paese.

Si chiama “Pellegrinaggio del Centenario”, e dura, appunto 100 giorni, percorrendo 1886 chilometri nel territorio lettone per tornare il 13 agosto ad Aglona, in tempo per le grandi celebrazioni dell’Assunta, che durano dal 14 al 15 agosto.

Il Pellegrinaggio del Centenario è  una iniziativa ecumenica, che nasce nella Chiesa Cattolica lettone ma che ha anche l’appoggio della Chiesa Evangelico Luterana, a testimonianza dello straordinario ecumenismo che si vive in quelle terre.

“Aglona – ricorda ad ACI Stampa l’arcivescovo Stankevics – è il cuore spirituale della Lettonia. Il santuario era già popolare ai tempi dell’Unione Sovietica. Tanto che anche io, al tempo giovane ingegnere, non potendo raggiungere il santuario perché le strade bloccate dalle milizie sovietiche, arrivavo dalle foreste, insieme a tantissime altre persone”.

Quale luogo, insomma, migliore di Aglona per celebrare i cento anni di indipendenza del Paese?

Anche perché la Lettonia è ancora un Paese che sta costruendo la sua identità, dato che dopo l’indipendenza sono arrivati gli anni del regime sovietico, 50 anni in cui tutto è stato come congelato. Ma non la devozione a Maria, nella terra che già Innocenzo III proclamò “Terra Mariana”.

“Il centenario della nostra nazione – spiega don Arnis Mzilevskis, uno degli organizzatori del pellegrinaggio – è un’opportunità per ricordare ciò che è al centro del nostro Stato. Insieme ai simboli nazionali, la bandiera, lo stemma, abbiamo scelto ‘Dio Benedica la Lettonia’, l’inno del nostro Paese. Un testo di Baumanns Charles cantate in ogni evento importante del nostro Paese. Una preghiera, in fondo. E allora possiamo pregare insieme che la Lettonia sia una terra benedetta e spiritualmente libera”.

Ogni notte, ad ogni tappa del pellegrinaggio, ci saranno concerti e momenti di riflessione sul Vangelo, e si può partecipare al pellegrinaggio integralmente o solo per alcune tappe. Ci sono per ora 6 persone già iscritte che cammineranno tutti i 100 giorni, per un percorso di lode e preghiera.

Ma perché Aglona è così importante? Costruita in stile tardo barocco, la Basilica ha due torri di 60 metri, ma anche una collezione di quadri, sculture e altri pezzi di arte sacra, tra i quali l’immagine miracolosa della “Signora di Aglona”, che viene svelata solo durante le celebrazioni religiose e che ha poteri miracolosi.

Tra i miracoli di Nostra Signora di Aglona, uno riguarda il contadino Kirstaps Mateisans, che dal villaggio di Spiku portava il figlio ad Aglona per il battesimo, andando in barca attraverso il lago Cirisu. Preso dalla necessità di affrontare una tempesta, il contadino perse di vista il figlioletto, che finì in acqua. Quando si rese conto della tragedia, pregò la Signora di Aglona, e così miracolosamente il bambino riemerse dall’acqua vicino alla riva, ritrovato da persone che erano lì.

Il santuario si presenta con una enorme piazza, che fu creata appositamente per la visita di San Giovanni Paolo II nel santuario nel 1993. Alla Messa celebrata dal Papa accorsero 200 mila fedeli, approssimativamente un decimo della popolazione lettone.

Anche Papa Francesco celebrerà la Messa lì durante il suo prossimo viaggio nei Paesi baltici programmato dal 22 al 25 settembre

Il primo progetto di fondazione del santuario risale al 1687, quando Jeta-Justina Stastodicka, una nobile polacca locale, insieme al vescovo Mikolaj Poplanski di Livonia invitarono i domenicani di Vilnius a stabilire un monastero ad Aglona, fornendo anche 90 fattorie ai 17 villaggi intorno per favorire lo sviluppo della zona. L’operazione fu motivata con queste parole: “Per la gloria di Dio e la benedizione dei Lettoni”.

 

"I nostri militari in Lettonia? Un boomerang per l'Italia"

La missione di sorveglianza nell'area del Baltico, con il dispiegamento di 140 soldati italiani al confine con la Lettonia, potrebbe costarci molto cara in termini di tenuta economica.

Lo rivela il professor Aldo Ferrari, massimo esperto di Eurasia, nonché docente di Lingua e letteratura armena, Storia del Caucaso e Storia della cultura Russa presso l'Università Cà Foscari di Venezia. Dalle sue riflessioni si evince come «la politica Nato sia in questa fase distruttiva e miope». Il segretario della Nato Stoltenberg ha spiegato che l'Italia ha sempre fornito un contributo all'impostazione di un rafforzamento degli assetti difensivi nei Paesi orientali dell'Alleanza. Però questa volta la strategia sembra meno credibile a suo avviso.

«Sì perché si sta facendo un passo verso una direzione sbagliata. Il piano della Nato non servirà a risolvere criticità, semmai ad aumentarle, creando problemi non solo di comunicazione nell'Unione Europea, ma persino in Ucraina e in Siria».

In che misura l'Italia potrebbe risultare responsabile di un cambiamento degli scenari e degli equilibri politici e militari?

«Non parlerei di vera e propria responsabilità da parte nostra. Alla fine non siamo altro che l'anello di una catena. Rientriamo in un progetto e in alleanze che alla fine ci impongono dall'alto che cosa fare».

Lei si esprime totalmente in termini negativi sul piano annunciato dalla Nato, o vede qualche spiraglio positivo in prospettiva futura?

«Purtroppo vedo nero. Siamo di fronte a un braccio di ferro che non porterà a vincitori o a vinti. È una prova di forza dove alla fine non ci guadagnerà nessuno. Anzi, ci troveremo in una situazione di debolezza, anche economica».

È un errore che va imputato in via esclusiva alla Casa Bianca?

«I massimi responsabili di questa nuova strategia militare sono loro in ultima analisi. La decisione di inviare uomini nello scacchiere baltico è stata presa con grande miopia e senza una valutazione oggettiva di quelle che potranno essere le conseguenze».

Nell'ennesima prova di forza tra Russia e Stati Uniti l'Italia rischia di finire schiacciata in maniera irreparabile?

«Non vedo altre prospettive all'orizzonte. Per l'Italia il dispiegamento di truppe nei Baltici si dimostrerà un boomerang».

Intende che provocherà problemi di natura economica, mettendo a rischio tra le altre cose gli investimenti delle oltre 400 nostre aziende presenti in Russia?

«È evidente. I due anni di embargo hanno danneggiato più l'Italia, e in generale i Paesi esportatori, della Russia stessa. L'economia russa si è stabilizzata anche grazie alla nascita di una nuova produzione che ha sostituito i prodotti finiti sotto embargo. Non vedo che cosa può portare di buono un nuovo inasprimento di rapporti con Mosca».

Lei sta dicendo che le mosse che dovevano indebolire Putin hanno rafforzato il leader del Cremlino?

«Lo dicono i numeri. Al made in Italy la questione Russia è costata 3,6 miliardi di euro. L'export italiano è passato dai 10,7 miliardi del 2013 ai 7,1 miliardi di euro del 2015. Siamo ad un calo che supera abbondantemente il 30%.

E nel frattempo c'è stato anche un riavvicinamento fra Putin e Erdogan.

«Che ha permesso alla Turchia di poter riprendere le esportazioni verso la Russia, ottenendo in cambio la riapertura dell'indotto turistico verso Istanbul. Senza dimenticare gli scambi, ben più determinanti, legati al gas e al petrolio».

Noi risultiamo perdenti, così come l'Ue. E gli Stati Uniti?

«Hanno lanciato il sasso e nasconderanno la mano, nel senso che i promotori di questa iniziativa militare non hanno un interscambio commerciale significativo con la Russia. O comunque non tale da danneggiare l'economia americana. Le incognite sono tutte degli alleati».

 

La Lettonia ha un nuovo governo, guidato da Māris Kučinskis (ZZS)

Nella confermata coalizione di centrodestra con Vienotība e Nacionālā apvienība, il partito dei verdi e contadini del neo premier acquista maggiore influenza. Crescita economica più rapida, riforma di istruzione e sanità fra le priorità.

Il neo premier Māris Kučinskis. Foto F64

Il neo premier Māris Kučinskis.

A oltre due mesi dalle dimissioni di Laimdota Straujuma (Vienotība), la Saeima ha votato la fiducia (con 60 voti sui 100 disponibili in parlamento, e 32 contrari) al nuovo governo lettone formato da Māris Kučinskis (ZZS).

Viene confermata la coalizione di centrodestra che ha guidato il paese negli ultimi anni, ma ZZS, il partito dei verdi e contadini, in questo nuovo esecutivo diventa il partito di riferimento e con maggiore influenza. E’ il secondo esecutivo della storia della Repubblica lettone ad essere guidato da un esponente di ZZS, il partito che è legato ad uno degli oligarchi più discussi del paese, Aivars Lembergs, sindaco di Ventspils.

Nel nuovo governo viene decisamente ridimensionata la presenza e l’influenza di Vienotība, che aveva guidato il paese dal 2009 prima con Valdis Dombrovskis (adesso vice presidente della Commissione Europea) e successivamente con Laimdota Straujuma. Il declino nei sondaggi di Vienotība e la sua incapacita, a causa dei dissidi interni, nel presentare una candidatura valida per la nuova guida dell’esecutivo, hanno spinto il capo dello stato Vējonis a dare l’incarico al candidato presentato da ZZS.

Quello che ha avuto la fiducia della Saeima oggi è il diciottesimo governo formato nei 26 anni dal ripristino dell’indipendenza della Lettonia, e Kučinskis è il dodicesimo premier dal 1991

 

Lettonia, la politica contro Putin ha costretto la premier a dimettersi


Il governo di Laimdota Straujuma, prima donna a essere eletta primo ministro della Lettonia, è arrivato al capolinea. Lunedì 7 dicembre 2015 a Riga c'è stato un terremoto politico e a nemmeno due anni dalla salita al potere, Straujuma, che fino al giugno scorso ha guidato il consiglio dell'Unione europea, dopo aver raccolto il testimone da Matteo Renzi, si è dimessa.

La leader di Vienotiba (Unità), partito di centrodestra, dopo aver incontrato il presidente della repubblica Raimonds Vejonis ha ufficializzato ciò che ormai si era intuito: dimissioni del governo. Un tutti a casa che suona come un regolamento di conti interni al suo partito: la Straujuma e il suo esecutivo, infatti, negli ultimi tempi sono stati bersaglio delle critiche della stampa lettone, e l'ormai ex primo ministro parla di una «lotta politica» e di una «campagna di comunicazione contro» che non le hanno permesso di continuare il mandato. Come fa notare Lsm, l'emittente pubblica lettone, a soffiare sul fuoco sarebbe stata la portavoce del suo partito, Solvita Aboltina, che in più occasioni ha accusato la premier di essere politicamente troppo debole: «mi sarebbe piaciuto vedere un governo più deciso e attivo».

 

Lettonia da oggi presiede semestre Ue

01 gennaio 2015 Da oggi la Lettonia prende il posto dell'Italia alla guida della presidenza Ue per i prossimi sei mesi. Paese membro dal 2004, la Lettonia ha adottato l'euro un anno fa e considera il piano Juncker, per favorire gli investimenti, "l'obiettivo principale" del suo semestre. Altra priorità è l'economia digitale, settore di eccellenza del Paese: Riga è la capitale europea di Internet.Inoltre un tema delicato sarà quello della crisi ucraina e i rapporti con la Russia

 

Lettonia, avanti il centro-destra

L'esito delle elezioni legislative in Lettonia mostra un consolidamento della coalizione di centro-destra, mentre l'opposizione russofona ha perso la maggioranza relativa in Parlamento.Le prime proiezioni danno al centro-destra 63 seggi su 100, 25 dei quali provenienti dalla principale forza governativa, "Unità", che supera il partito filorusso "Armonia".L'annessione della Crimea alla Russia e il ruolo di Mosca in Ucraina orientale hanno fortemente influenzato il risultato, in un paese che è membro della Nato e dell'UE ma che conta una massiccia minoranza ruffosona (25-30%)

 

 

Lettonia, via al governo della prima donna premier

 

L’economista 62enne Laimdota Straujuma, incaricata due settimane fa di formare l’esecutivo, ha ottenuto la fiducia. Schulz: “Continuare riforme che hanno portato il Paese nell’EurozonStraujumaa”

 

Chissà se la somiglianza fisica con la cancelliera tedesca, che ha già portato la stampa locale a soprannominarla la Angela Merkel lettone, le sarà di buon auspicio. Inizia oggi l’avventura di Laimdota Straujuma alla guida del governo di Riga ed è la prima volta nella storia che è una donna a guidare l’esecutivo del Paese.

Il parlamento lettone ha votato la fiducia al governo di coalizione formato dall’economista 62enne, incaricata due settimane fa di formare il governo dal presidente della Lettonia Andris Berzins.

Straujuma non solo è la prima donna premier della Lettonia ma anche il primo capo di governo del Paese da quando è divenuto il 18esimo membro della zona euro lo scorso 1 gennaio.

“Mi congratulo con il nuovo primo ministro lettone” commenta il Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, augurando a Straujuma “tutto il meglio negli sforzi da compiere per affrontare le sfide” del Paese tra cui “sostenere l’accelerazione nella crescita economica lettone, riducendo le disuguaglianze sociali, arginare la disoccupazione ed evitare gli alti e bassi del passato”. Schulz guarda con favore il piano della nuova premier per “continuare le riforme lanciate dal suo predecessore, che hanno consentito alla Lettonia di diventare il 18esimo Paese membro dell’Eurozona”.

Lettonia: è ufficiale. Dal 1 gennaio 2014 addio Lats, benvenuto Euro

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Ora è ufficiale! Nel gennaio 2014, la Lettonia diventerà il 18esimo membro dell’Unione Monetaria Europea. Sì, dirà addio al lat, la sua attuale valuta nazionale, e accoglierà l’ingresso nell’euro.

Non è difficile capire perché molti investitori si grattano la testa chiedendosi perché mai un paese vorrebbe associarsi con l’euro in questi giorni. Dopo tutto, un paese sarebbe più attrezzato a risolvere i propri problemi economici se la sua banca centrale avesse più controllo sulle proprie politiche monetarie.

Prendiamo la Grecia e il Portogallo, per esempio. Entrambi i paesi stanno attraversando un momento difficile per uscire dalla recessione e ritornare alla crescita, perché le politiche della BCE e i livelli relativamente forti dell’euro rendono difficile la competitività delle loro esportazioni nei mercati globali.

Inoltre non aiuta neanche il fatto che ci vuole del tempo affinché i leader europei arrivino a concordare su qualcosa quando si tratta di grandi cambiamenti. Questo potrebbe ritardare le riforme immediate necessarie da parte delle economie più piccole e più in difficoltà della zona euro.

Perché aderire all’eurozona?

Prima di tutto, questo ingresso della Lettonia nella zona euro sarà il simbolo della libertà e dell’indipendenza. Infatti rafforzerà l’individualità della Lettonia, in quanto la piena integrazione con l’Europa occidentale sarà un chiaro segnale che il Paese si è finalmente liberato dalla Russia, il suo storico oppressore storico.

In secondo luogo, aderire alla zona euro consentirà alla Lettonia l’accesso a tassi di interesse più bassi per il prestito pubblico, e di conseguenza, per l’economia nel suo complesso. S&P, una delle principali agenzie di rating, due giorni fa ha alzato il rating della Lettonia a BBB + da BBB. I tassi più bassi contribuiranno a facilitare ulteriormente lo sviluppo economico, che sosterrà la crescita della Lettonia.

In terzo luogo, l’economia della Lettonia potrebbe essere anche piccola, ma è estremamente aperta. Compie i tre quarti del suo commercio estero in euro, quindi l’eliminazione dei costi di conversione valutaria ridurrà notevolmente l’onere economico del paese.

E per ultimo, la partecipazione alla zona euro stimolerà gli investimenti esteri, simile a quanto successo in Estonia dopo aver aderito alla zona euro nel 2011. Un anno dopo l’adesione, il settore non finanziario dell’Estonia è raddoppiato. Possiamo ragionevolmente aspettarci qualcosa di simile in Lettonia.

Il problema non è l’euro

Sono molte le ragioni per cui la Lettonia possa ben pensare di aderire alla zona euro e pochissimi gli inconvenienti.

Sì, è vero che ci sono dei membri della zona euro un po’ problematici, ma questo non significa necessariamente che l’euro è la radice del problema. Dopo tutto, la moneta comune è stata relativamente stabile.

Inoltre, tenete a mente che il lat è ancorato all’euro dal 2005, quindi quasi tutto quello che è successo all’euro, ha avuto le sue conseguenze anche sul lat.

 

 

 

 

 

 

 

Parlamento Lettonia approva ingresso nell'euro da gennaio 2014

Parlamento Lettonia approva ingresso nell'euro da gennaio 2014

 

Riga (Lettonia), 31 gen. - Il Parlamento della Lettonia ha approvato una legge che avvicina il Paese baltico all'eurozona. Il provvedimento, passato con 52 voti favorevoli, 40 contrari e otto assenti o astenuti, prevede che la moneta unica venga adottata a partire dal primo gennaio 2014. Ma i timori e la contrarietà di una buona fetta della popolazione non diminuiscono, soprattutto a causa degli ultimi venti della crisi. Un sondaggio dell'agenzia Tns mostra che il 60% della popolazione tra i 18 e i 55 è contraria all'adozione della moneta unica. E anche oggi, una manifestazione fuori dal Parlamento ha contestato la legge. "Credo che i Paesi dell'Europa meridionale stiano agendo in modo irresponsabile. Non vogliamo pagare per i loro problemi", commenta Normunds Bernups, manager finanziario che ha preso parte alla manifestazione. "Loro - aggiunge - hanno già migliori standard di vita rispetto a noi". Nel 2011, a entrare nell'euro era stata l'Estonia.

I contrari all'ingresso nell'eurozona avevano chiesto che il governo tenesse un referendum sulla questione, ma le autorità hanno respinto l'idea, sostenendo che i lettoni avessero già accettato di adottare l'euro quando hanno votato per unirsi all'Ue nel 2004. Le autorità europee hanno fatto sapere che la Lettonia ha buone possibilità di essere ammessa nell'eurozona, perché rispetta i criteri chiave legati al debito, ai livelli di deficit e inflazione. Inoltre, la sua economia è in crescita.

 

 

 

 

 

In Lettonia vince il partito filo-russo È la prima volta dall' indipendenza

RIGA - Il partito dell' opposizione filo-russa era in testa ieri sera con il 28,7 % dei voti nelle elezioni legislative anticipate in Lettonia. È la prima volta dall' indipendenza del 1991. Nel Parlamento uscente il Centro dell' Armonia aveva 29 seggi su 100. Tutti gli analisti politici, però, escludono che i filo-russi possano entrare a far parte di una coalizione di governo in un momento cruciale per il Paese che è appena emerso da una profonda recessione e che aspira a entrare nella cerchia dell' Eurozona entro due anni. Il Centro dell' Armonia, che è di centrosinistra, ha impostato la sua campagna elettorale chiedendo un aumento della spesa sociale dopo anni di austerità e ritardando l' entrata dell' euro. Le altre formazioni politiche non vedono di buon occhio l' accordo formale che lega questo partito alla Russia unita del presidente russo Vladimir Putin. Al potere dal marzo 2009, il governo di centrodestra del giovane premier Valdis Dombrovskis era stato riconfermato dalla maggioranza degli elettori nelle ultime consultazioni, nell' ottobre del 2010, nonostante le severe misure antideficit imposte per far ripartire l' economia. Per sostenere gli sforzi di Riga, il Fondo monetario internazionale lo scorso maggio ha sbloccato una tranche di 121,3 milioni nell' ambito del prestito di 1,7 miliardi di euro, accordato alla Lettonia nel dicembre del 2008. Nel 2009 il Paese ha visto crollare il proprio Pil del 18%.

 

Edward Leedskalnin, a cercarlo sull'enciclopedia, è stato uno scultore americano di origine lettone.

Quell'amore impossibile da mille tonnellate

In realtà era molto di più. Non è certo e forse non si saprà mai con certezza, ma probabilmente è l'unico uomo che condivise le incredibili scoperte di Nikola Tesla e soprattutto l'unico che le utilizzò. Per qualcosa di assolutamente inutile. Leedskalnin, come spiega Marco Pizzuti nel suo «Scoperte scientifiche non autorizzate», ebbe in comune con Tesla il fatto di essere un idealista piombato in un Paese che non sentì mai completamente suo ed ambedue morirono portandosi nella tomba i loro segreti. A parte ciò quando erano assieme (e questo accadde spesso, perché erano buoni amici), dovevano fare una ben buffa impressione, visto che Tesla era di alta statura, mentre Leedskalnin raggiungeva appena il metro e quaranta. Nonostante questo l'omino, aiutandosi con alcuni misteriosi attrezzi, riuscì assolutamente da solo, in poco tempo, a movimentare una massa di pietra di oltre mille tonnellate, a tagliarla e a scolpirla realizzando un enorme quanto bizzarro castello. Leedskalnin, nato in Lettonia nel 1887, giunse, dopo un lungo girovagare, negli Stati Uniti attorno ai trent'anni. Faceva una vita semplice effettuando studi sul magnetismo e la gravità e spesso parlava di questi con l'amico Nikola. Acquistò un terreno dalle parti di Florida City e qui iniziò la costruzione di un singolare «castello». Si tratta in realtà di una sorta di giardino megalitico realizzato con immensi blocchi di pietra corallina. Si accede ad un cortile attraverso una porta girevole: ci sono delle scale, una piccola stanza, una grande luna e un obelisco. Leedskalnin realizzò tutto da solo. Come nessuno lo sa. Utilizzava macchinari per noi incomprensibili: una «scatola nera», costruita forse con Tesla o da lui ricevuta; una specie di accumulatore a manovella, con strutture in metallo. Ogni tanto si serviva anche di tre pali tipo quelli del telegrafo uniti in una specie di grande treppiede. Una volta trasferì l'intero castello (mille tonnellate e passa) in un nuovo sito. Affittò un camion e pregò l'autista di allontanarsi. Mezz'ora dopo il camion era caricato con gli enormi blocchi, ma non c'erano macchinari pesanti. Leedskalnin disse di aver fatto tutto questo per la donna che amava, tal Agnes. Lei, interrogata sul fatto, smentì di aver mai avuto con lui una qualunque relazione

Il nuovo presidente della Lettonia

Si chiama Andris Bērziņš ed è il pensionato più ricco del paese

Andris Bērziņš è il nuovo presidente della repubblica lettone. È stato eletto dalla Saeima (il Parlamento della Lettonia), con 53 voti su 100, battendo l’altro candidato e presidente uscente Valdis Zatlers, fermo a 41 voti. L’elezione di Bērziņš è la vittoria delle componenti oligarchiche della politica lettone, in particolare è una vittoria di Aivars Lembergs, suo grande sponsor, cioè l’uomo più ricco del paese e attualmente sotto inchiesta per riciclaggio e corruzione sia in Lettonia che in Gran Bretagna. La sua elezione ha suscitato manifestazioni di protesta sia di fronte al Parlamento che nel centro della capitale Riga.

Il presidente uscente Valdis Zatlers negli ultimi giorni aveva aperto un aspro conflitto con il Parlamento, che aveva negato l’autorizzazione alle indagini su alcuni oligarchi membri della Saeima. Zatlers, interpretando la forte indignazione popolare per il voto del Parlamento, aveva deciso di firmare la richiesta di scioglimento della Saeima, che sarà con ogni probabilità confermata da un referendum a fine luglio. La decisione era stata appoggiata solo da Vienotiba, il partito di centrodestra del premier Dombrovskis e dai nazionalisti di Visu Latvijai!-TB/LNNK, che hanno sostenuto la rielezione di Zatlers. Il Parlamento si è vendicato scegliendo Bērziņš, considerato dai molti un difensore degli interessi degli oligarchi e dei poteri finanziari.

Andris Bērziņš, che ha il nome e cognome più tipico in Lettonia (un po’ come Mario Rossi per l’Italia), è nato a Nītaurē il 10 dicembre 1944 e ha studiato a Sigulda, per completare poi gli studi al Politecnico di Riga e alla facoltà di economia dell’Università di Riga, specializzandosi in piani industriali. Alla fine degli anni Ottanta è stato eletto nel consiglio dei deputati nel distretto di Valmiera e poi nel Soviet Supremo della Lettonia (il Parlamento lettone dell’epoca sovietica). In Parlamento Bērziņš si è occupato in particolare del sistema bancario, fino ad essere proposto alla guida della Banca Nazionale lettone, incarico che però ha rifiutato. Dopo l’indipendenza, è stato presidente della Commissione per la privatizzazione degli istituti bancari. Conclusa la prima fase delle privatizzazioni gli venne chiesto di lasciare la commissione e ricevette come buonuscita la licenza di Unibanka, di cui divenne presidente fino al 2003, quando la banca fu acquisita dalla svedese SEB. Successivamente è stato presidente della camera di commercio e dell’industria lettone. Lo scorso anno è stato eletto in Parlamento con il partito ZZS (Verdi e agricoltori). È il pensionato più ricco della Lettonia, e ha varie proprietà sparse per il paese, a Kolka, Līgatne, Ķekava, Vecpiebalga, Ādaži.

 

 

 

 

I FRISONI E ROMA-

UN POPOLO DA CONOSCERE

di Giampiero Mele

Chi erano i Frisoni? Una domanda a cui quasi tutti gli italiani non saprebbero rispondere. In effetti come tanti altri gloriosi popoli dai Goti ai Normanni hanno rischiato di essere assorbiti da altre popolazioni, diventando un ricordo della Storia. I Frisoni però hanno resistito, nei Paesi Bassi nella regione della Frisia, capoluogo Leeuwarden e nella Frisia orientale, oggi Germania dove ancora parlano la loro lingua e conservano la loro cultura. I loro rapporti con Roma durano da oltre duemila anni, grazie al grande storico Tacito conosceremo i loro rapporti con i primi Imperatori da Augusto a Nerone, di cui insieme ai Batavi costituivano parte delle guardie del corpo. La loro "schola" che era un centro di accoglienza, ed aveva una milizia armata che combattè per il Papa contro i Saraceni nell'846, dopodiché Papa Leone IV fece costruire le mura Leonine, oggi  Mura Vaticane, confine di Stato. L'imperatore del Sacro Romano Impero, Enrico IV, conosciuto in Italia per l'umiliazione di Canossa, combattendo contro il Papa distrusse la "schola" dei Frisoni a Roma. Dante Alighieri all'Inferno incontra il gigante della torre di Babele Nemrod, e dice che era alto come tre Frisoni. Perché Papa Adriano VI (1522-1523) da Utrecht, fu l'ultimo Papa non italiano fino a Giovanni Paolo II(1978-2005)? Incontreremo anche Garibaldi perché i Frisoni erano fra gli Zuavi che combatterono a Mentana(1867) ed a Porta Pia (1870).Per concludere, i Frisoni famosi e Roma: Lourens Alma-Tadema, Margaretha Geertruida Zelle, meglio conosciuta come "Mata Hari", Maurits Cornelis Escher, che visse a Roma molti anni. Nella Chiesa dei Frisoni, vicino alla Basilica di San Pietro, si trova il busto del religioso Tito Brandsma che si oppose al nazismo e fu deportato nel campo di concentramento di Dachau, ma per nostra fortuna l’Unione Europea ha garantito la pace al suo interno. Bisogna conoscerli meglio i Frisoni, fanno parte della nostra Storia.

WWW.INTERMEDIAEDIZIONI.IT

 

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Giampiero Mele e Mario Geymonat
Fili d’ambra. Il Rinascimento Baltico

Duemila anni di cultura e storia di quell’area del Baltico che oggi bagna
Estonia, Lettonia e Lituania narrati attraverso i contributi di celebri scrittori,
religiosi, uomini di Stato. Dalla Germania di Tacito a un’epistola vaticana
all’arcivescovo di Brema, da Storia della mia vita di Casanova ai campi di
concentramento nazisti in Lettonia, dall’intreccio genealogico di Giuseppe
Tomasi di Lampedusa con la nobiltà baltica alla Yourcenar. Un viaggio lungo
la “via dell’ambra” – la via commerciale che univa l’Impero romano alla
Finlandia attraverso le coste dell’Estonia, della Lettonia, della Lituania –
sulle tracce di frammenti di storia e cultura di questi paesi.

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pagina aggiornata il: 16-10-2016 Associazione Italia - Lettonia
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